Particolarità riscontrate durante la descrizione

Peculiarities found during the description process

La descrizione dello stato di conservazione precedente alla digitalizzazione rappresenta per il restauratore un momento privilegiato per l’analisi del volume. Diverse sono le peculiarità riscontrate.

 

Ne sono un esempio le lacune risarcite e successivamente riscritte a mano che sono state rilevate su manoscritti e stampati. Queste sono testimonianza di una pratica secondo cui presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, almeno sin dal ‘500, la figura equivalente a quella di un moderno curatore era denominata scriptor. Infatti, oltre a prendersi cura delle collezioni, lo scriptor era addetto alla copia e riscrittura di testi o di parti più o meno grandi di volumi danneggiati. Tale pratica è stata interrotta solo nel XIX secolo con uno statuto del 1885 di Leone XIII, che ridefinisce il ruolo dello scriptor conferendogli un compito prettamente filologico. Ciò nonostante, i curatori della Biblioteca Apostolica Vaticana sono denominati ancora oggi scriptores.

 

Queste pratiche raccontano anche l’inizio del restauro librario e di un diverso approccio ad esso. Infatti sono più vicine ad un antico concetto di “riparazione” del libro che ad un vero e proprio restauro librario: attualmente l’idea di riscrivere un testo su di una reintegrazione non è concepibile, perché sarebbe una falsa rappresentazione del testo. Trasferendo lo stesso concetto ad un settore del restauro più conosciuto, basti pensare che adesso non sarebbero nemmeno concepibili nel moderno restauro scultoreo le reintegrazioni rinascimentali e barocche operate sulle sculture classiche.

 

The description of the conservation state of the volumes prior to their digitization constitutes for the conservator a privileged moment of analysis of the volume. Various peculiarities have been recorded. An example are some lacunas found on both manuscript and printed volumes, which had been restored and rewritten in past. These are witnesses of a particular practice at the Vatican Apostolic Library in use at least since the 16th century, according to which the figure equivalent of that of the modern curator was named scriptor (from the Latin for ‘writer’). In fact, not only the scriptor was responsible for the care of the collections, but he was also responsible for the copy and rewriting of texts or parts of damaged volumes. This practice ceased only during the 19th century with a statute of 1885 by Pope Leo XIII, which redefined the role of the scriptor, assigning to it strictly philological tasks. Even with the changes of role, the name was kept and still today the curators at the Vatican Apostolic Library are called scriptores.

 

Such practices witness also the beginning of the book conservation discipline, and show a different approach than that of contemporary practice. In fact, these are closer to an older concept of ‘book-repair’ than to fully fledged book conservation. In fact, nowadays, the idea of rewriting a text over a mended lacuna would be unconceivable, as it would be a false representation of the text. To clarify, we can transfer the same concept to a conservation sector which is more familiar to most people, i.e. that of modern sculpture conservation. For example, in this sector, the Renaissance and Baroque practice of reintegrating classical statues would not be conceivable nowadays; in the same way, rewriting lost text is not conceivable in modern day book conservation.

 

Inc.III.509